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Succede spesso nella vita che le cose migliori capitino per caso. E fu così, senza che ci fosse alle spalle una strategia, che la Stax divenne una Leggenda. Non avrebbe potuto essere altrimenti, siccome dell’edificio del soul per tre lustri la casa fondata da Jim Stewart ed Estelle Axton (il nome unione delle prime due lettere dei cognomi) fu, con la Atlantic, la struttura portante. Il tipico Stax Sound – definito  da Last Night dei Mar-Keys nel 1961 e caratterizzato da una batteria corposa, da un organo prevalentemente sui registri bassi e dal largo spazio lasciato ai fiati – finì per diventare il Suono del Sud degli Stati Uniti. Nero e bianco. Essenziale per le fortune dell’etichetta fu il suo trasferimento da Brunswick, dove aveva fatto base per un anno, a Memphis, dove si installò in un cinema dismesso al 926 di McLemore Street. In nessun altro luogo al mondo, probabilmente, avrebbe potuto trovare una densità di talenti più alta che in quel quartiere. David Porter – primo autore stipendiato dall’etichetta e firmatario di decine di classici, parte con Isaac Hayes, e per Sam & Dave – lavorava in una drogheria a due passi dalla sala cinematografica. Booker T. Jones, il cui modo di suonare l’organo sarà uno dei tratti distintivi del suono Stax, abitava a un isolato e frequentava una chiesa lì vicino, la stessa del cantante William Bell.

Poco più lontano c’erano gli studi della WDIA, che aveva fra i suoi dj quel Rufus Thomas che, come la figlia Carla, darà un  buon numero di hit alla neonata casa discografica. Grande idea fu poi quella che ebbe Estelle Axton di installare nell’atrio del cinema, laddove si vendeva il popcorn, un negozio di dischi: fonte di introiti non trascurabile per un’etichetta partita con fondi esigui (per acquistare il primo Ampex la Axton si ipotecò casa), si rivelò un eccellente banco di prova per saggiare le reazioni del pubblico ai brani appena incisi e, quel che più conta, fece del 926 di McLemore Street il principale ritrovo della gioventù nera di Memphis e degli hipsters bianchi. Circostanze casuali in perfetto incastro e un’armoniosa collaborazione interrazziale (ben simbolizzata dai Memphis Horns, il nero Andrew Love, il bianco Wayne Jackson) in un Sud ancora roso dal cancro della segregazione: ecco il perché dei trionfi artistici e commerciali della Stax. XX

Strane vie può seguire il successo. Pensate che Jim Stewart era talmente scettico su Last Night (en passant: se a quella seduta d’incisione parteciparono anche musicisti neri, la formazione base dei Mar-Keys era tutta di bianchi) che scommise cento dollari con Estelle che non sarebbe stato un hit. Lo stesso Stewart un anno dopo avrebbe voluto relegare Green Onions, classico dei classici di Booker T. & The MGs e uno dei brani strumentali più celebri di sempre, su un lato B, preferendogli come facciata A una non trascendentale Behave Yourself. E prima che uscisse manifestò dubbi su Knock On Wood, che nel 1966, nell’interpretazione di Eddie Floyd che l’aveva scritta con Steve Cropper, arrivò al numero uno della classifica R&B. Ma aspettate prima di dichiararlo il discografico più fortunato e sordo della storia: fu lui ad esempio a intuire il potenziale di Soul Finger (un altro dei grandi strumentali Stax) appena i Bar-Kays lo accennarono nel corso di una session estemporanea; e fu ancora lui a convincere i recalcitranti Otis Redding e Carla Thomas a registrare insieme. In generale, per essere un ex-bancario nonché violinista country bianco assolutamente digiuno di musica nera non fece davvero un cattivo lavoro.

Oltre ai proprietari (fratello e sorella) c’erano parecchi altri visi pallidi in McLemore Street: il produttore Chips Moman, il chitarrista, compositore e produttore Steve Cropper, il bassista Duck Dunn, il sassofonista Don Nix e il trombettista Wayne Jackson, per non dire che di alcuni. Ma il team compositivo principe di casa Stax, come accennato dianzi, fu la coppia di colore Hayes/Porter e gli artisti furono sempre nella quasi totalità neri.

Si è detto degli incerti esordi, per i pochi soldi e l’inesperienza di Stewart. La Satellite (così era stata battezzata in principio) debuttò come etichetta dedita, con esiti artistici alterni e commerciali sconfortanti, a rockabilly e country. Fu quando qualche tempo dopo la Axton entrò in società che cominciò a trafficare con la black. Tutto venne azzerato, numeri di catalogo compresi. Fool In Love dei Vel-Tones, la prima uscita della nuova era, vedeva la luce nel settembre 1959. Dovranno trascorrere undici mesi prima che un disco Satellite, Cause I Love Youdella coppia padre/figlia Rufus & Carla Thomas, venda abbastanza da attirare qualche attenzione oltre i confini del Tennessee. Ebbe occasione di ascoltarlo Jerry Wexler della Atlantic, che acquistò un’opzione di cinque anni sui duetti fra i Thomas. O almeno così la intesero Jim ed Estelle. Quando nei primi mesi del ’61Gee Whiz della sola Carla divenne il primo hit nazionale della Satellite, entrando nei Top 10 sia R&B che pop, la Atlantic protestò, dichiarandosi proprietaria del brano. L’accordo che risolse la vertenza stabiliva che da quel momento i dischi della Thomas sarebbero usciti marchiati Atlantic, pur restando il suo contratto di proprietà della Satellite, e l’intera produzione della casa di Memphis sarebbe stata distribuita dalla label newyorkese.

Era stato trovato per strada il primo vero successo, si era in società con un colosso, ma ancora la produzione non aveva una personalità sua – Gee Whiz è un pop-soul carino o poco più con tanto di sezione d’archi. Last Night risolverà il problema nel giugno di quello stesso anno, creandone nel contempo un altro, quando una Satellite californiana intentava causa per il nome. Stewart e la Axton non si scomponevano e l’hit dei Mar-Keys fu insieme uno degli ultimi titoli Satellite e il primo a fregiarsi di una nuova ragione sociale. E il resto è storia.

Una storia fatta sì di nomi strafamosi – Otis Redding, Sam & Dave, Albert King, Carla Thomas, Booker T. & The MGs, Eddie Floyd – ma anche di artisti che colsero meno di quanto seminarono e di altri che furono ignorati. Fra i primi merita una menzione particolare William Bell, la cui canzone più memorabile –You Don’t Miss Your Water, un blues-gospel a tempo di valzer – sfiorò appena quando uscì, sul finire del 1961, le zone basse dei Top 100 pop e non si affacciò nemmeno nella classifica R&B. Il suo successo più consistente griffato Stax di quel decennio (un Top 20 R&B) fu nella primavera 1968 l’emozionante A Tribute To A King, un omaggio all’appena scomparso Otis Redding che Bell, gran signore, manco avrebbe voluto pubblicare a 45 giri per non venire accusato di speculare sulla morte dell’amico. Rammentare che il nostro uomo si rifece nei ’70, con più di un hit su Stax e un singolo per la Mercury, Trying To Love, che totalizzò quei due milioni di copie induce a considerare con benevolenza la possibilità dell’esistenza di Dio.

A simbolo dei secondi può essere eletta Barbara Stephens, le cui tracce si sono perse completamente e che neppure si sa di dove fosse. E dire che la sua grintosissima Wait A Minute è uno dei classici totali della storia del rhythm’n’blues…

Tanto ci sarebbe ancora da raccontare… Ad esempio di come il maggiore artista mai messo sotto contratto dalla Stax, Otis Redding, approdò all’etichetta di Memphis per puro caso (rieccolo, il Caso): andò ad accompagnare un chitarrista suo amico che era stato contattato per un provino che fu un disastro. Restava del tempo e in mezz’ora Otis registrò due brani: uno era These Arms Of Mine. Pochi mesi dopo la sua tragica dipartita (nell’incidente aereo in cui perse la vita scomparvero anche tutti i Bar-Kays tranne due, ossia un’intera generazione di musicisti di Memphis) la Atlantic si consociava con la Warner. Una clausola del contratto di distribuzione stabiliva che la Stax, nel caso che la Atlantic venisse assorbita da un’altra compagnia, aveva il diritto di scegliere se restare con l’etichetta della Big Apple o andare per la sua strada. Optò per la seconda ipotesi. Wexler si tenne il catalogo e la Stax, al cui interno c’erano tensioni montanti, sottoscrisse un accordo con la Gulf & Western. Era finita un’epoca e la fine della Stax stessa non era lontana.

Come abbia fatto a fallire (il 12 gennaio 1976, con debiti per nove milioni di dollari) è un mistero. Forse andò a rotoli perché in quella che sul serio era stata una famiglia erano esplosi litigi furiosi e i suoi figli piano piano si erano sparsi per il mondo. Quel che è sicuro è che smisurata doveva essere l’acredine che li fece allontanare da un’impresa che mise a segno alcuni dei colpi migliori dopo il divorzio dalla Atlantic. Due titoli – gli album-capolavoro, nonché campioni di vendite, di Isaac Hayes “Hot Buttered Soul” e “Shaft” – bastino a mo’ di esempio.

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It often happens in life that the best things happen by chance. And so it was, without a strategy behind it, that Stax became a Legend. It could not have been otherwise, since the house of soul for three decades the house founded by Jim Stewart and Estelle Axton (the name of the first two letters of the surnames) was, with the Atlantic, the supporting structure. The typical Stax Sound - defined by Last Night of the Mar-Keys in 1961 and characterized by a full-bodied battery, an organ predominantly on the low registers and the large space left to the winds - ended up becoming the Southern Sound of the United States. Black and white. Essential to the fortunes of the label was his relocation from Brunswick, where he had been a base for a year, to Memphis, where he installed himself in a disused cinema at 926 McLemore Street. Nowhere else in the world could he possibly find a higher talent density than in that neighborhood. David Porter - first author of the label and signer of dozens of classics, part with Isaac Hayes, and for Sam & Dave - worked in a grocery store close to the cinema. Booker T. Jones, whose organ playing will be one of the hallmarks of the Stax sound, lived in a block and frequented a nearby church, the same as the singer William Bell. A little further away were the WDIA studies, which had among its DJs that Rufus Thomas who, like his daughter Carla, will give a good number of hits to the newborn record company. Great idea was then that he had Estelle Axton to install in the hall of the cinema, where he was selling the popcorn, a record store: a source of income not negligible for a label game with limited funds (to buy the first Ampex the Axton mortgaged house), turned out to be an excellent test to test the public's reactions to the newly recorded tracks and, more importantly, made McLemore Street 926 the main meeting of the black youth of Memphis and white hipsters. Random circumstances in perfect interlocking and harmonious interracial collaboration (well symbolized by the Memphis Horns, the black Andrew Love, the white Wayne Jackson) in a South still torn by the cancer of segregation: that's why Stax's artistic and commercial triumphs. XX Strange ways can follow success. Do you think that Jim Stewart was so skeptical about Last Night (en passant: if black musicians also took part in that recording session, the Mar-Keys base line was all white) who bet a hundred dollars with Estelle that it would not be a hit . Stewart himself a year later wanted to relegate Green Onions, classic of Booker T. & The MGs classics and one of the most famous instrumental pieces of all time, on a B side, preferring it as a non-transcendental Behave Yourself. And before it came out he expressed doubts about Knock On Wood, which in 1966, in the interpretation of Eddie Floyd who had written it with Steve Cropper, came to the number one in the R & B classification. But wait before declaring him the most fortunate and deafest record in history: it was he, for example, to sense the potential of Soul Finger (another of the great Stax instrumentals) as soon as the Bar-Kays mentioned it during an impromptu session; and it was he who persuaded the recalcitrant Otis Redding and Carla Thomas to record together. In general, to be an ex-banker and white country violinist absolutely black music fast did not really do a bad job. Besides the owners (brother and sister) there were several other pale faces in McLemore Street: the producer Chips Moman, the guitarist, composer and producer Steve Cropper, the bassist Duck Dunn, the saxophonist Don Nix and the trumpeter Wayne Jackson, not to to say that of some. But the compositional team prince of house Stax, as mentioned above, was the pair of color Hayes / Porter and the artists were almost always blacks. It was said of the uncertain beginning, for the little money and inexperience of Stewart. The Satellite (as it had been baptized in the beginning) debuted as a dedicated label, with alternating artistic and discomforting commercial outcomes, to rockabilly and country. It was when some time later Axton entered the company that he began to trade with the black. Everything was reset, including catalog numbers. Fool In Love of the Vel-Tones, the first release of the new era, saw the light in September 1959. They will have to spend eleven months before a satellite disk, Cause I Love Youdella father / daughter Rufus & Carla Thomas, sell enough to attract some attention beyond the borders of Tennessee. Jerry Wexler of Atlantic, who bought a five-year option on the duets among the Thomas, had the opportunity to listen to him. Or so Jim and Estelle understood her. When in the early months of '61Gee Whiz of only Carla became the first national hit of the Satellite, entering the Top 10 both R & B and pop, Atlantic protested, declaring ownership of the song. The agreement that resolved the dispute established that from that moment on the discs of Thomas would come out branded Atlantic, while remaining its contract of ownership of the Satellite, and the entire production of the house in Memphis would be distributed by the New York label. The first real success had been found on the street, it was in society with a colossus, but still the production did not have a personality of its own - Gee Whiz is a cute pop-soul or a little more with a string section. Last Night will solve the problem in June of that same year, creating at the same time another, when a Californian satellite took a cause for the name. Stewart and Axton did not break up and the Mar-Keys hit together was one of the last Satellite titles and the first to boast a new company name. And the rest is history. A story made of overwhelming names - Otis Redding, Sam & Dave, Albert King, Carla Thomas, Booker T. & The MGs, Eddie Floyd - but also artists who took less than they sowed and others who were ignored. William Bell, whose most memorable song -You Do not Miss Your Water, a waltz blues-gospel song - just barely touched when he came out in late 1961, the lower areas of the Top 100 pop deserves special mention. and did not even appear in the R & B classification. His most successful achievement, the Stax of that decade (a Top 20 R & B) was in the spring of 1968 the thrilling A Tribute To A King, a tribute to the recently deceased Otis Redding that Bell, a great man, would have liked to publish at 45 laps not to be accused of speculating on the death of his friend. Recall that our man came back in the '70s, with more than one hit on Stax and a single for Mercury, Trying To Love, which totaled those two million copies leads us to consider with benevolence the possibility of the existence of God. Barbara Stephens can be elected as a symbol of the latter, whose tracks have been completely lost and that one does not even know where it was. And to say that his gritty Wait A Minute is one of the total classics of the rhythm'n'blues story ... So there would still be to tell ... For example of how the greatest artist ever contracted by Stax, Otis Redding, came to the label of Memphis by pure chance (rieccolo, the Case): went to accompany a guitarist his friend who had been contacted for an audition that was a disaster. There was still time and in half an hour Otis recorded two pieces: one was These Arms Of Mine. A few months after his tragic departure (in the plane crash in which his life disappeared, even all the Bar-Kays except for two, that is an entire generation of Memphis musicians) Atlantic joined with Warner. A clause in the distribution agreement established that Stax, in the event that Atlantic was absorbed by another company, had the right to choose whether to stay with the Big Apple label or go its own way. He opted for the second hypothesis. Wexler held the catalog and the Stax, in which there were rising tensions, signed an agreement with the Gulf & Western. An era was over and the end of the Stax itself was not far away. How he managed to fail (on January 12, 1976, with debts for nine million dollars) is a mystery. Perhaps she broke down because in what had been a serious family, furious quarrels exploded and her children had slowly spread across the world. What is certain is that it was boundless to be the bitterness that drove them away from a company that scored some of the best shots since the divorce from the Atlantic. Two titles - the album-masterpiece, as well as sales champions, by Isaac Hayes "Hot Buttered Soul" and "Shaft" - an example.

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