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SOUL, LA MUSICA DELL'ANIMA

SOUL, THE  MUSIC OF THE SOUL

L’invenzione del soul viene comunemente attribuita a Ray Charles che , con “I got a Woman”, nel 1955, fonde il lamento del gospel con il trascinante impeto del rhythm & blues: la fusione viene accolta con un entusiasmo pari solo all’indignazione dei tanti che vedevano in questa commistione di sacro e profano, di diavolo ed acqua santa, un accostamento sacrilego, tanto che alcuni membri della band decidono di uscire dal gruppo per non prendere parte dell’atto blasfemo. Non è l’ultima delle invenzioni di Charles, che estenderà ben presto i confini della musica che lui stesso aveva contribuito a creare, introducendovi elementi jazz per poi riscoprire il country, musica con cui era cresciuto nel sud segregazionista degli Stati uniti. Alle sue spalle nel momento della svolta aveva un’etichetta come l’Atlantic, fondata a New York nel 1947, tra le prime, insieme a Modern, Specialty, Imperial ed Aristocrat (la futura Chess) a promuovere la musica nera in tutte le sue declinazioni, dal blues al rock’n’roll, dal rhythm’n’blues al soul, appunto. Dove la Chess si rivela fondamentale per la diffusione del blues elettrico e del rock’n’roll grazie ad artisti come Howlin' Wolf , Muddy Waters , John Lee Hooker prima, Chuck Berry e Bo Diddley poi, l’Atlantic, per cui peraltro avevano già inciso stelle del jump blues come Ruth Brown e Big Joe Turner e gruppi doo-wop come Clovers e Drifters, costituisce una delle etichette chiave del soul, grazie ad artisti come Solomon Burke, Wilson Pickett, Otis Redding e Aretha Franklin, oltre allo stesso Ray Charles. Se quest’ultimo è uno degli inventori del genere, altri devono essere ricordati accanto a lui per il lavoro pionieristico fatto nel traghettare la musica nera dal rhtyhm’n’ blues al soul, in particolare Sam Cooke e Jackie Wilson. Il primo è giustamente considerato il più importante interprete soul di tutti i tempi: cresciuto ascoltando e cantando gospel e doo-wop ( in particolare gli Ink Spots sempre citati come influenza fondamentale) Cooke è anche tra i primi a firmare personalmente le proprie canzoni, da quelli più vicini alle forme tradizionali del doo wop come “You Send Me” alla splendida “ A Change is Gonna Come”, una delle espressioni più belle del soul “socialmente impegnato”, sorta di risposta della musica nera al movimento controculturale guidato dal Dylan prima maniera. Altrettanto importante anche se spesso ignorato è Jackie Wilson: le ragioni della scarsa popolarità di tale artista sono da ricercarsi nella sua maggior predisposizione per la dimensione live: animale da palco impareggiabile, dotato di una grinta e di un’aggressività che può rivaleggiare con quella del più noto James Brown, Wilson è penalizzato dalla registrazione in studio, dove peraltro si trova spesso ad eseguire pezzi troppo melodici e posati, lontani dalla sua grintosa sensibilità musicale . A livello di performance l’unico in grado di oscurare Wilson è proprio il già citato James Brown, “Padrino del soul” o “Mr. Dinamite”, comunque lo si voglia chiamare Brown resta uno dei più grandi inventori della musica nera, avanti anni luce rispetto ai suoi contemporanei: già nel 1956, in “Please please please” si possono leggere le prime avvisaglie di quello stile di soul, ossessivo e frenetico dal “falsetto psicotico, il suono di chitarra acuto e metallico, il basso fratturato e la pulsante poliritimica” che riscopre le radici africane della musica nera sulle tracce del rhythm’n’blues spiritato di Bo Diddley; con “Papa's Got a Brand New Bag”, del 1965, la transizione è completa e si festeggia la nascita del funk. In seguito all’attività pionieristica di questa manciata di artisti il soul non tarda ad affermarsi come musica nera per eccellenza dai ’60 in poi, mostrando fin da subito una doppia faccia: da una parte musica da festa se non da ballo, dall’altra risposta nera al folk e in genere alla musica della controcultura bianca, sottofondo delle lotte per i diritti civili della minoranza nera. È un soul festoso e dalla forte connotazione pop, spesso parente stretto del doo-wop, quello portato in testa alle classifiche dai girl groups neri dei primi ’60 come Shirelles e Ronettes, con pezzi che spesso sono firmati dai migliori autori di musica pop dell’epoca : tra gli altri Burt Bacharach, Jimmy Webb, Smokey Robinson , Dozier-Holland&Holland. È invece un soul di invettiva politica e ribellione quello che anima pezzi come “Respect” e “A Change Is Gonna Come”, tra i momenti migliori del terzo disco di Otis Redding, “ Otis Blue: Otis Redding Sings Soul” (1966), capolavoro del soul che omaggia il maestro Sam Cooke ed alterna con sapienza ballate soffici, ritmi infuocati ed un inno generazionale come “Satisfaction”. Dovendo cercare comunque un bandolo nell’intricata matassa del soul dagli anni ’60 in poi il punto di riferimento principale rimangono le etichette. L’abitudine di associare alle diverse etichette determinate sonorità ed atmosfere nasce proprio con le label soul, da una parte si tratta di scelte “editoriali” delle label ( celebre in tal senso il lavoro fatto dal boss-tiranno della Motown Berry Gordy per farne l’etichetta pop-soul per eccellenza), dall’altra di un effetto collaterale della tradizione per cui ogni etichetta ha una sua band strumentale fissa ad accompagnare le stelle di casa, destinata ad imprimere al sound un carattere unitario. E così, per esempio, il cosiddetto Memphis soul della Hi Records, quello di Rufus e Carla Thomas e Al Green si sviluppa grazie alla backing band Hi Rhythm Section e a Willie Mitchell, padrone di casa ed architetto di quel suono, dolce ma non necessariamente leggero, che con le sue raffinatezze anticipa il Philly Sound degli anni ‘70. Così il suono della Stax Records, il così detto southern soul, filo rosso che lega artisti diversissimi come OtisRedding, WilsonPickett e Sam&Dave è in gran parte dovuto agli Mgs di Booker T: un suono ruvido e ancora vicino al rhythm and blues, destinato a prosperare fino all’avvento dei ’70. Ancora, alla Tamla Motown di Detroit del già menzionato Berry Gordy,ci si rifornisce di soul virato pop, gioielli perlopiù figli della penna ispirata di compositori come Smokey Robinson e Holland-Dozier & Holland: Temptations, Four Tops, Supremes, Commodores, ma soprattutto Stevie Wonder e Marvin Gaye: due artisti che assumendo personalmente il controllo della propria musica sono tra i principali responsabili dell’evoluzione di quel suono che traghettano verso lidi che non aveva ancora nemmeno intravisto. Partito con pezzi tradizionali in pieno stile Motown, Marvin Gaye comincia ad intraprendere sentieri mai percorsi prima dal soul con un pezzo dall’arrangiamento ambizioso e maestoso come “I Heard it Through the Grapevine”, ( il più grande hit a memoria d’uomo della Motown) per poi arrivare con l’album “What’s Goin’on”, del 1971,al capolavoro: concept album basato sui pensieri di un reduce del Vietnam ( Gaye si ispirò al fratello Frankie) , il disco ondeggia tra lamento gospel ed invettiva politica, raccontando “di degrado urbano, problemi ambientali,turbolenze militari, brutalità della polizia, disoccupazione e povertà”. La veste sonora non è da meno: raffinata, contaminata dal jazz, atmosferica e commovente, fa di questo disco il capolavoro assoluto e indiscusso della musica nera. Nell’impari sfida compositiva con Marvin Gaye un solo artista è probabilmente in grado di rivaleggiare ad armi pari: Stevie Wonder. In modo completamente opposto e spesso antitetico rispetto a Gaye Stevie Wonder riesce ad introdurre nel soul passaggi melodici e sonorità inedite destinate a restare impresse indelebilmente nella tradizione musicale soul ( e non solo) : basti pensare all’influenza che ancora nel nuovo millennio eserciterà sugli artisti del cosiddetto nu-soul. Come per Gaye ( con cui condivide peraltro l’etichetta) è nel momento in cui riesce in parte a svincolarsi dalle maglie di Gordy, attraverso la firma di un nuovo contratto con la casa di Detroit che gli lascia maggiori margini di manovra, che Wonder comincia a rivelare appieno tutto il suo talento compositivo: da “Music of My Mind” (1972) fino ad arrivare al suo lavoro più ambizioso, il concept “Songs in the Key of Life” (1976), passando per “Talking Book” (1972), uno dei primi album pop ad utilizzare principalmente strumenti elettronici. Si, perchè sempre di pop si tratta, anche quando la musica viene utilizzata per affrontare tematiche sociali, pop però portato ai suoi massimi livelli melodici in un’operazione che porta spesso a considerare Wonderla controparte soul dei Beatles. D’altra parte le evoluzioni artistiche di questi artisti e con essi della Motown (di cui erano colonne portanti), portano quest’ultima ad avvicinarsi nel suono ad un’etichetta come la Hi Records: nei dischi di entrambi l’accompagnamento orchestrale si va andato sempre più diffondendo, la line-up rhythm’n’blues tradizionale viene sostituita da archi, fiati e lussureggianti arrangiamenti orchestrali. Sono i prodromi del philly soul, in gran parte prodotto dei produttori dell’epoca, che marchia indelebilmente le melodie vellutate dei vari Delfonics, Harold Melvin & the Blue Notes e O'Jays, divenendo, assieme al funk principale colonna sonora per il filone cinematografico Blaxploitation e ponte ideale verso le vellutate sonorità della disco di metà anni ’70. Un’ultima precisazione riguarda due termini che ricorrono spesso nella critica musicale: blue-eyed soul e northern soul, due fenomeni relativamente slegati all’evoluzione del soul stesso. Col primo termine si intende semplicemente il soul cantato da artisti bianchi: inaugurato da “You Lost That Loving Feeling” dei Righteous Brothers sotto la regia sapiente di Phil Spector il fenomeno, che di per sé non costituisce un vero e proprio filone quanto una combinazione di circostanze ( il cantante bianco che si misura con pezzi soul) destinata a ripresentarsi frequentemente nei decenni successivi: nei (tardi) anni ’60 degni di menzione sono i Box Tops (se non altro per essere stata la palestra musicale di Alex Chilton, futuro fondatore dei seminali Big Star), mentre nei ’70 artisti brilleranno artisti diversissimi tra loro come Hall & Oates, la Average White Band e Robert Palmer. Un caso a parte è costituito da Van Morrison, già frontman dei Them, straordinario interprete soul e folk che fa seguire all’esordio solista di “Blowin’ your mind!”(1967), “Astral Weeks”, (1968), capolavoro assoluto della sua carriera nonché pietra miliare della musica rock: accompagnato da una sessione ritmica jazz Van Morrison regala canzoni di ampio respiro, malinconiche e agrodolci, con al centro la meravigliosa sequenza di “Cyprus Avenue”, “The Way Young Lovers Do” e “Madame George” ,pezzi che abbracciano con apparente disinvoltura folk, jazz e soul. Per quanto riguarda invece il northern soul la definizione non indica, come potrebbe far pensare il nome, un particolare stile di soul associata al settentrione degli Stati Uniti: il nord a cui ci si riferisce è quello dell’Inghilterra, zona in cui si trova un gran numero di club che, tra i primi anni ’70 e la seconda metà del decennio, vale a dire tra il periodo dei mod e quello dei punk, animano le serate inglesi con revival della musica soul e r’n’b. Se i D.J. locali suonano un po’ di tutto (Motown, Stax , Atlantic …) le loro scelte hanno comunque un denominatore comune nella ricercatezza e relativa oscurità dei pezzi passati.

Con l’avvento del punk, la scena passa in secondo piano, ma alcuni dei più assidui frequentatori di questi club farano fruttare gli ascolti di gioventù fondando il proprio gruppo: tra questi il futuro leader dei Soft Cell Marc Almond e Bob Stanley e Pete Wiggs dei St.Etienne ( non a caso autori nel 2004 di un’uscita della collana di mix album “The Trip” che, forte della lezione dei D.J. northern soul di 30 anni prima allineerà in rapida sequenza autori oscuri e brani semi-sconosciuti di artisti più noti).

  

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The invention of the soul is commonly attributed to Ray Charles who, with "I got a Woman", in 1955, melts the lament of the gospel with the driving force of rhythm & blues: the fusion is welcomed with an enthusiasm equal only to indignation of the many who saw in this mixture of sacred and profane, of devil and holy water, a sacrilegious combination, so much so that some members of the band decided to leave the group not to take part of the blasphemous act. It is not the latest of Charles's inventions, which will soon extend the boundaries of the music that he himself had helped to create, introducing jazz elements to then rediscover the country, music with which he had grown up in the southern segregationist of the United States. Behind him at the turning point he had a label like the Atlantic, founded in New York in 1947, among the first, along with Modern, Specialty, Imperial and Aristocrat (the future Chess) to promote black music in all its declinations, from blues to rock'n'roll, from rhythm'n'blues to soul, in fact. Where the Chess is fundamental for the spread of electric blues and rock'n'roll thanks to artists like Howlin 'Wolf, Muddy Waters, John Lee Hooker before, Chuck Berry and Bo Diddley then, the Atlantic, so they had already recorded jump blues stars like Ruth Brown and Big Joe Turner and doo-wop groups like Clovers and Drifters, is one of the key labels of soul, thanks to artists such as Solomon Burke, Wilson Pickett, Otis Redding and Aretha Franklin, in addition to the same Ray Charles. If the latter is one of the inventors of the genre, others must be remembered next to him for the pioneering work done in ferrying black music from rhtyhm'n 'blues to soul, especially Sam Cooke and Jackie Wilson. The first is rightly considered the most important soul performer of all time: grew up listening to and singing gospel and doo-wop (in particular the Ink Spots always cited as a fundamental influence) Cooke is also among the first to personally sign their own songs, from those closer to the traditional forms of the doo wop as "You Send Me" to the beautiful "A Change is Gonna Come", one of the most beautiful expressions of the "socially engaged" soul, sort of black music response to the counter-cultural movement led by the Dylan before manner. Equally important though often ignored is Jackie Wilson: the reasons for the lack of popularity of this artist are to be found in his greatest predisposition for the live dimension: unparalleled stage animal, with a grit and aggression that can rival that of the better known James Brown, Wilson is penalized by recording in the studio, where he is often found to perform too melodic and laid pieces, far from his gritty musical sensibility. In terms of performance, the only one able to obscure Wilson is the aforementioned James Brown, "Godfather of soul" or "Mr. Dynamite ", however you want to call it Brown remains one of the greatest inventors of black music, light years ahead of his contemporaries: already in 1956, in" Please please please read the first signs of that style of soul, obsessive and frenzied by the "psychotic falsetto, the sharp and metallic guitar sound, the fractured bass and the polyrhythmic button" that rediscovers the African roots of black music on the traces of Bo Diddley's spirited rhythm'n'blues; with "Papa's Got a Brand New Bag" of 1965, the transition is complete and the funk is celebrated. Following the pioneering work of this handful of artists, the soul is not long in establishing itself as black music par excellence from the 60s onwards, immediately showing a double face: on the one hand party music if not dance, on the other black response to folk and in general to the music of the white counterculture, background of the civil rights struggles of the black minority. It is a festive soul with a strong pop connotation, often a close relative of the doo-wop, that led to the top of the early 60s girl groups like Shirelles and Ronettes, with pieces that are often signed by the best pop era: among others Burt Bacharach, Jimmy Webb, Smokey Robinson, Dozier-Holland & Holland. It is instead a soul of political invective and rebellion that animates pieces like "Respect" and "A Change Is Gonna Come", among the best moments of Otis Redding's third album, "Otis Blue: Otis Redding Sings Soul" (1966), masterpiece of the soul that pays homage to the master Sam Cooke and alternates with wisdom soft ballads, fiery rhythms and a generational anthem as "Satisfaction". However, having to look for a bandolo in the intricate skein of soul from the 60s onwards, the main reference point remains the labels certain sounds and atmospheres is born with the soul labels, on the one hand it is about "editorial" choices of the labels (famous in this sense the work done by the boss-tyrant of Motown Berry Gordy to make it the pop-soul label par excellence), on the other side of a side effect of tradition for which each label has its own fixed instrumental band to accompany the stars of the house, destined to give the sound a unitary character. And so, for example, the so-called Memphis soul of Hi Records, that of Rufus and Carla Thomas and Al Green develops thanks to the backing band Hi Rhythm Section and to Willie Mitchell, landlord and architect of that sound, sweet but not necessarily light , which with its refinements anticipates the Philly Sound of the '70s. So the sound of Stax Records, the so-called southern soul, red thread that binds very different artists like OtisRedding, WilsonPickett and Sam & Dave is largely due to Booker T's Mgs: a rough sound and still close to the rhythm and blues, destined to prosper until the advent of the 70s. Still, at the Tamla Motown in Detroit of the aforementioned Berry Gordy, we are supplied with soul virato pop, jewels mostly children of the inspired pen of composers like Smokey Robinson and Holland-Dozier & Holland: Temptations, Four Tops, Supremes, Commodores, but above all Stevie Wonder and Marvin Gaye: two artists who personally take control of their music are among the main responsible for the evolution of that sound that ferry to shores that had not yet even glimpsed. Started with traditional pieces in Motown style, Marvin Gaye begins to embark on paths never traveled before by soul with a piece of ambitious and majestic arrangement like "I Heard it Through the Grapevine", (the biggest hit in memory of the Motown) and then arrive with the album "What's Goin'on", 1971, to the masterpiece: concept album based on the thoughts of a Vietnam veteran (Gaye was inspired by his brother Frankie), the album sways between gospel lament and political invective , recounting "of urban decay, environmental problems, military turmoil, police brutality, unemployment and poverty". The sonic appearance is not far behind: refined, contaminated by jazz, atmospheric and moving, makes this album the absolute and undisputed masterpiece of black music. In the unique compositional challenge with Marvin Gaye, only one artist is likely to rival on equal terms: Stevie Wonder. In a completely opposite and often antithetical to Gaye Stevie Wonder manages to introduce in the soul melodic passages and new sounds destined to remain indelibly impressed in the musical tradition soul (and not only): just think of the influence that still in the new millennium will exercise on the artists of the so-called nu-soul. As for Gaye (with whom he also shares the label) is the moment when he manages in part to disengage from the shirts of Gordy, through the signing of a new contract with the house in Detroit that leaves him more room for maneuver, that Wonder begins to fully reveal all his compositional talent: from "Music of My Mind" (1972) up to his most ambitious work, the concept "Songs in the Key of Life" (1976), passing through "Talking Book" (1972 ), one of the first pop albums to use mainly electronic instruments. Yes, because it is always about pop, even when the music is used to address social issues, but pop led to its highest melodic levels in an operation that often leads to consider Wonderla soul counterpart of the Beatles. On the other hand, the artistic evolutions of these artists and with them of Motown (of which they were pillars), lead the latter to approach in the sound to a label like Hi Records: in the records of both the orchestral accompaniment it has been going on more and more spreading, the traditional rhythm'n'blues line-up is replaced by strings, winds and lush orchestral arrangements. They are the prodigies of philly soul, largely produced by the producers of the time, which indelibly marks the velvety melodies of the various Delfonics, Harold Melvin & the Blue Notes and O'Jays, becoming, together with the main soundtrack, the soundtrack for the film industry Blaxploitation and ideal bridge towards the velvety sonority of the mid-70s record. A final clarification concerns two terms that often recur in music criticism: blue-eyed soul and northern soul, two phenomena relatively unrelated to the evolution of the soul itself. The first term is simply the soul sung by white artists: inaugurated by "You Lost That Loving Feeling" by Righteous Brothers under the wise direction of Phil Spector the phenomenon, which in itself is not a real vein as a combination of circumstances (the white singer who is measured with soul pieces) destined to recur frequently in the following decades: in the (late) 60s worthy of mention are the Box Tops (if only for being the musical gymnasium of Alex Chilton, future founder of the Big Star seminaries), while in the 70s artists will be very different artists such as Hall & Oates, the Average White Band and Robert Palmer. A case apart is Van Morrison, former frontman of Them, an extraordinary soul and folk performer who follows the solo debut of "Blowin 'your mind!" (1967), "Astral Weeks", (1968), an absolute masterpiece of his career as well as a milestone of rock music: accompanied by a jazz rhythm session Van Morrison offers wide-ranging, melancholic and bittersweet songs, with the marvelous sequence of "Cyprus Avenue", "The Way Young Lovers Do" and "Madame George ", pieces that embrace with apparent ease, folk, jazz and soul. As far as northern soul is concerned, the definition does not indicate, as the name might suggest, a particular style of soul associated with the north of the United States: the north to which we refer is that of England, an area in which large number of clubs that, between the early '70s and the second half of the decade, that is to say between the period of mods and that of punks, enliven the English evenings with revival of soul and r'n'b music. If the D.J. local sounds a bit 'of everything (Motown, Stax, Atlantic ...) their choices have a common denominator in the sophistication and relative obscurity of the past pieces. With the advent of punk, the scene goes into the background, but some of the most frequent visitors to these clubs will make the audience listen to their founding group: among these the future leader of Soft Cell Marc Almond and Bob Stanley and Pete Wiggs of St.Etienne (not by chance authors in 2004 of an output of the album mix necklace "The Trip" that, strong of the lesson of the DJ northern soul of 30 years before will quickly align dark authors and semi-unknown songs by artists more known).

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