© 2023 by EDDIE BAKER. Proudly created with Wix.com

Soi Khao Talo - Eakmongkol 4 - Pattaya - Bang Lamung - Chon Bury - 20150 - Thailand

BLUES:  ALLE RADICI DELLA MUSICA

BLUES: AT THE ROOTS OF MUSIC

  

Alle origini del blues e di tutta la musica nera afroamericana c’è una lunga serie di eventi tragici,il cui principio cronologico potrebbe essere fissato al 1619, anno della fondazione di Jamestown e del primo trasferimento definitivo dei neri in America. Fin da subito la schiavitù dei neri Africani si rivela fenomeno doppiamente crudele: non solo lo schiavo afroamericano viene privato dei diritti fondamentali ( come ogni altro schiavo d’altronde), ma a causa delle sue peculiarità razziali e sociali arriva a perdere la qualifica stessa di essere umano agli occhi dei coloni. Inoltre la concezione sociale, filosofica e religiosa dei nativi Africani risulta antitetica rispetto alla mentalità umanistica dei coloni Americani dell’epoca che consideravano l’uomo come misura di tutte le cose e facevano conseguire a questa visione una mentalità pragmatica e concreta. Non a caso è negli Stati Uniti, dove la religione puritana è più forte, ( e le fattorie sono più piccole, facendo sì che vi sia anche un maggior contatto tra schiavista e schiavo), che i neri Africani vengono sradicati da ogni tradizione religiosa e rituale, mentre nelle regioni a dominazione Francese e Spagnola molta più liberta è concessa agli schiavi deportati e si verificano fenomeni di sincretismo, cioè quella fusione di religioni che vede, ad esempio, la coesistenza di Cristianesimo e voodoo, mentre danze e tradizioni musicali vengono mantenute in vita: emblematici i casi di Haiti, Brasile, Cuba, Giamaica, Guyana e New Orleans, luoghi in cui nasceranno musiche meticcie ed esotiche e dove prenderanno vita tradizioni musicali floridissime. Cruciale si rivelerà in particolare New Orleans, dove i neri si ritrovavano a danzare a Congo Square e dove, dal cozzare tra la tradizione Africana e la musica delle bande Francesi trarrà le sue origini il jazz. La musica Africana era pentatonica, cioè formata da 5 toni e priva di semitoni ( da cui la tendenza a glissare sulla terza e la settima, col caratteristico suono della blue note), poliritmica, basata sulla sovrapposizione di ritmiche diverse e sulle variazioni timbriche degli strumenti percussivi ( in Africa i tamburi venivano usati per comunicare a distanza formando vere e proprie parole) e tendente all’improvvisazione, poiché la musica Africana era tramandata e non scritta; inoltre essa non era fine a se stessa, prodotto finito destinato alla contemplazione come nel mondo Occidentale, bensì funzionale allo svolgersi di un rituale o all’accompagnamento di un lavoro.


Non a caso, prima ancora del blues e del gospel, compaiono i canti di lavoro: pur derivando da un’usanza tradizionale dell’Africa Occidentale il canto di lavoro è in realtà la prima espressione musicale del nero afroamericano, lo schiavo di seconda generazione che ha ascoltato le nenie cantate dai suoi genitori, ma comincia a plasmarle prendendo come punto di riferimento il nuovo continente; questo in parte perché la musica originaria Africana era nata per accompagnare il lavoro degli agricoltori, non di forzati del lavoro come gli schiavi neri e in parte perché, come si diceva, i padroni bianchi proibivano ogni riferimento agli dei ed alle religioni africane, che ricordavano ai neri l’antica libertà e potevano istigarne gli istinti di fuga. Una delle caratteristiche più importanti riprese nei canti di lavoro dalla musica africana è lo schema secondo cui una voce canta, e un coro le risponde: è il cosiddetto canto antifonale che sarà responsabile dello schema A-A-B del blues. Ma della musica tradizionale Africana resta anche la tendenza ad improvvisare, contrapponendosi alla tradizione Europea che si fondava sulla regolarità dei suoni: gli sbalzi e le continue variazioni nelle voci di questi canti divengono il modello su cui s’informeranno anche le parti strumentali del blues e del jazz. Nell’800 accanto ai canti di lavoro tradizionali cominciano ad essere eseguiti anche spirituals, conseguenza di un fenomeno sociale più ampio che aveva visto missionari ed evangelizzatori del sud convertire gli schiavi alla religione Cristiana, facendo presa sul parallelo tra la loro sorte e quella degli ebrei; inizialmente gli spiritual si differenziano dai canti di lavoro solo per il contenuto, ma presto il suono si ammorbidisce e la vena si fa più melodica, mentre lo schema domanda-risposta diventa un dialogo tra predicatore e fedeli: accanto a musiche tradizionali Africane adattate non mancano canti religiosi europei e Americani, di cui vengono preservate parole e melodia, alterandone però le armonie, sincopandone i ritmi, giocando con vibrato ed alterazioni timbriche e adattando, come succederà per il blues, il sistema diatonico occidentale alla scala pentatonica e smorzando le note. I cantanti delle chiese nere saranno un modello per il primo jazz di New Orleans, che ne riprende non solo gli arrangiamenti, ma anche i riffs e i breaks. Ad un altro avvenimento storico, vale a dire l’abolizione della schiavitù, è legata la comparsa del blues: non ancora formalizzato nelle 12 battute, il blues diviene espressione individualistica del nero americano, in contrapposizione con il carattere collettivo degli antichi canti Africani, dei canti di lavoro e del gospel, mentre diviene possibile possedere strumenti ( prima al massimo era possibile l’utilizzo del Banjo, strumento africano) come chitarra ed armonica, vale a dire i due strumenti-chiave del primo blues ( il cosiddetto country blues, blues di campagna, così chiamato perché nato nelle campagne del sud degli Stati Uniti, in particolare alla foce del Delta del Mississipi).

Il modo di suonare la chitarra nel blues si discosta da quello classico: i riffs prodotti dalla chitarra devono imitare quelli vocali, oltre che accompagnare la voce stessa ( la stessa cosa che avverrà nella musica del primo grande solista jazz, Louis Armstrong). Il periodo a cavallo tra i due secoli è, più in generale, una fase importantissima per le radici della musica americana: a New Orleans, dove l’influenza culturale predominante è quella Francese e dove ai neri viene lasciata maggior liberà d’espressione i neri dell’uptown ricreavano le marce in 4/4 delle bande militari e li rivisitavano attraverso la propria sensibilità musicale mentre i Creoli della downtown, meticci nati dall’unione tra bianchi e neri, godendo di una posizione privilegiata e avendo un accesso più diretto alla musica Europea, ripropongono più fedelmente quelle sonorità. Le brass bands ( band di ottoni) nere vengono chiamate jass ( sporche ) e sono malviste per il suono scalcinato e disordinato dalle compite bande dei creoli, almeno finché, nel 1894, con le leggi che fanno entrare in vigore la segregazione anche a New Orleans colpendo i neri essi non cominciano ad unirsi alle jass band stesse: da quest’incontro nasce il jazz. Un altro fenomeno importante è quello che vede nascere il blues singer professionista e, più in generale, il nero come uomo di spettacolo: Vaudeville e Black Minstrels ( un rifacimento dei White Minstrels, spettacoli in cui i bianchi si dipingevano la faccia di nero e tentavano di ricreare, a mo di presa in giro, la musica nera) sono solo alcune delle forme in cui rivive la matrice blues. Fenomeno ancora più importante è la nascita del cosiddetto blues classico: esclusivamente femminile, il classic blues vede l’artista accompagnata da un’orchestra e nasce con Madame Rainey ( cantante che girava con la compagnia girovaga dei Rabbit Foot Minstrels), la cui pupilla è la celebre Bessie Smith, con Ida Cox, Sarah Martin e Trixie Smith tra le principali interpreti di questo genere. Per molti versi il suono del blues classico, non solo per via dell’accompagnamento di un’orchestra, ma anche per le dinamiche del canto, è però lontanissimo dalle asperità e dallo spirito del blues di campagna: non a caso le cantanti blues si trovano ad animare teatri di varietà e circhi prima, veri e propri teatri poi, che si affiancano e poi sostituiscono ai vaudeville. Il country blues, il cantante solitario accompagnato dalla chitarra e dall’armonica, ha invece carattere prevalentemente maschile e rappresenta per molti versi lo spirito musicale più crudo ed autentico del blues: allo stesso tempo il suono più aspro e rudimentale fece sì che le prime registrazioni di bluesman country siano posteriori rispetto a quelle delle interpreti di blues classico.

Al 1917 risalgono le prime incisioni commerciali di jazz, quelle della Original Dixieland Jazz Band, orchestra non a caso formata esclusivamente da musicisti bianchi, nel 1920 viene registrata la prima artista nera ( per la Okeh Record Company ): è Mamie Smith, con “Crazy Blues”, stile molto vicino al vaudeville e a quello di Sophie Tucker (ancora una bianca); quel disco si rivela fondamentale per la nascita del fenomeno dei Race Records, dischi cantati da neri per il pubblico nero che si rivela segmento di mercato più che fertile e di cui Bessie Smith si rivelerà regina incontrastata del classic blues ; primo bluesman country di successo sarà invece Blind Lemon Jefferson che comincerà ad incidere a metà degli anni ’20, divenendo in breve, assieme a Charley Patton, modello da imitare per tutto il country blues a venire. Segue un periodo relativamente florido per il genere, che non s’interrompe nemmeno con la Grande Depressione del 1929 ( che pure fa sparire dal mercato i Race Records), in cui artisti del delta del Mississipi come Skip James, Son House, Lonnie Johnson prima, Robert Johnson poi, contribuiscono a definire e codificare il genere nelle sue 12 battute e nella sua struttura canonica ( A-A-B). Negli stessi anni cominciano anche ad essere registrati i primi cantanti country: il genere si era sviluppato nell’Appalachia, regione degli Stati Uniti che, a causa dell’isolamento geografico aveva a lungo preservato il bagaglio musicale delle antiche canzoni folcloristiche inglesi e scozzesi, riproposte spesso con l’accompagnamento del violino, finché alla fine dell’800 non aveva cominciato ad utilizzare anche uno strumento spagnolo come la chitarra e l’africano banjo per poi contaminarsi con influenze del blues e del vaudeville. Il risultato è appunto la cosiddetta old time music, sinonimo (e allo stesso tempo evoluzione del folk appalachiano originale), musica country delle radici, per la cui preservazione si rivelerà fondamentale la celebre Carter Family, al contratto con la Victor dal 1928 ma attiva a suonare ( con una line-up differente ) da oltre dieci anni. È però Jimmie Rodgers, all’inizio degli anni ’30, a codificare definitivamente quel suono e a renderlo popolare, prima di Roy Acuff e di Hank Williams: non solo Rodgers è la prima star del genere, ma unendo lo yodeling degli alpini con la chitarra slide hawaiana, codifica tutti gli elementi che ancora adesso s’identificano tradizionalmente con la musica country stessa.

Un altro, importante punto d’unione tra musica nera e bianca sono poi quelle jug bands che univano folk appalachiano, blues e ragtime ( una prima forma pianistica di jazz che però era priva del carattere improvvisato di quest’ultimo e per molti versi risultava più vicina alla sensibilità europea): la jug ( brocca ) da cui il genere prende il nome è utilizzato soffiandoci dentro per produrre suoni modulati e ad esso si accompagnano strumenti folk e blues come chitarra violino e banjo, ma anche strumenti trovati: assi per lavare, cucchiai, secchi, ossa e strumenti a fiato come armonica e kazoo. Il genere si sviluppa a Louisville, nel Kentucky, diviene popolarissimo a Memphis già negli anni ’10, suonato da artisti bianchi e neri. Gli anni ’20 sono anche gli anni delle prime incisioni di dischi connessi, più o meno da vicino, con il nascente jazz: con la Fletcher Onderson’s Orchestra in cui militava Louis Armstrong il jazz di New Orleans diveniva swing, anche se il genere sarebbe stato portato al grande successo da un bianco, Benny Goodman nel 1935, ( e da una costola dello swing sarebbe uscita, tra i ’30 ed i ‘40 la moda del jive di Cab Calloway e Leo Watson ). Nel frattempo a decine vengono registrati i pianisti boogie woogie, prima forma di blues per piano, versione deragliante e libera del rag time caratterizzata dal walking bass della mano sinistra e dagli accordi blues della mano destra, musica delle bettole del Nord America, che è anche uno dei primi frutti dell’incontro tra i neri del Sud, emigrati in cerca di lavoro verso le città del Nord portandosi dietro la propria tradizione musicale country blues ed i neri del Nord, abituati a suonare prevalentemente le musiche di moda, come appunto il rag time: il basso è quello ostinato del rag time, il suono, quello rauco e primitivo del blues ( di cui conserva anche il gusto per l’improvvisazione ). Altro fenomeno rilevante è quel massiccio movimento migratorio che vede, fin da inizio secolo, i neri del sud spingersi alla ricerca di lavoro nelle grandi metropoli industriali del nord: Chicago, Detroit e New York in primis. Dalle regioni del sud provenivano i bluesman di campagna e da Kansas City provenivano i primi shouters, come Big Joe Turner e Jimmy Rushing che, facendosi accompagnare da piccole orchestre di fiati e percussioni, tra ritmi indemoniati e assoli di sassofoni, ricorrendo all’urlo per sovrastarne il suono: sono le origini del jump blues, ponte ideale tra le big band dello swing, il boogie woogie ed il blues, nonché antenato del rhtyhm’n’blues e del rock’n’roll.

Fondamentale per arrivare a quei suoni si rivela anche l’influenza delle città sul blues delle campagne, che porta alla nascita del blues elettrico: i ritmi si fanno più concitati e a Chicago e nelle altre città del blues nei tardi anni ’40 il blues del Delta viene elettrificato,mentre si forma una line up tipo: batteria, piano, basso, sax, chitarra ed armonica; dalla scena blues di Chicago dell’epoca emergono Muddy Waters, Howlin’ Wolf e Willie Dixon, dal Texas T-Bone Walker e Lightnin' Hopkins, da Detroit John Lee Hooker. Tutti artisti che si riveleranno modelli fondamentali con la nascita del blues-rock degli anni ’60. Un’altra tappa fondamentale è il 1947, anno in cui il giornalista di Billboard Jerry Wexler conia il termine rhythm’n’ blues, per sostituire quello offensivo di race records, finendo poi con l’indicare, a livello musicale, un nuovo suono che del jump blues manteneva il tiro e le sonorità, riducendo però al minimo l’improvvisazione ( e restringendone ulteriormente la line up ), divenendo in breve tempo la massima espressione popolare della musica nera ( in contrapposizione con il jazz che dal bop dei primi ’40 in poi si configura come forma musicale complessa ed intellettuale ) e generando, tra i tanti frutti anche quello che nel giro di qualche anno sarebbe stato chiamato rock’n

 

                                                    ---------------------------------

 

At the origins of the blues and all the Afro-American black music there is a long series of tragic events, whose chronological principle could be fixed at 1619, the year of the foundation of Jamestown and the first definitive transfer of blacks to America. Right from the start the slavery of African Africans is a double cruel phenomenon: not only the African-American slave is deprived of fundamental rights (like any other slave on the other hand), but because of his racial and social peculiarities he gets to lose the same qualification human being in the eyes of the settlers. Moreover, the social, philosophical and religious conception of the native Africans is antithetical to the humanistic mentality of the American colonists of the time who considered man as a measure of all things and made this vision a pragmatic and concrete mentality. It is no coincidence that it is in the United States, where the Puritan religion is stronger, (and the farms are smaller, making more contact between slave and slave), that African Africans are uprooted from any religious tradition and ritual, while in the French and Spanish dominated regions much more freedom is granted to deported slaves and phenomena of syncretism occur, that is the fusion of religions which sees, for example, the coexistence of Christianity and voodoo, while dances and musical traditions are maintained in life: the cases of Haiti, Brazil, Cuba, Jamaica, Guyana and New Orleans are emblematic, places where meticulous and exotic music will be born and where very flamboyant musical traditions will come to life. Crucial will be revealed in particular New Orleans, where blacks found themselves dancing in Congo Square and where, from the clash between the African tradition and the music of the French bands, jazz will derive its origins. The African music was pentatonic, that is formed by 5 tones and without semitones (hence the tendency to glide on the third and the seventh, with the characteristic sound of the blue note), polyrhythmic, based on the overlap of different rhythms and the timbral variations of the instruments percussive (in Africa the drums were used to communicate at a distance forming true words) and tending to improvisation, since African music was handed down and not written; moreover, it was not an end in itself, a finished product destined for contemplation as in the Western world, but functional for the development of a ritual or the accompaniment of a job. 2 Not by chance, even before the blues and gospel, the work songs appear: although deriving from a traditional West African custom, the working song is actually the first musical expression of African-American black, the second-generation slave who he listened to the songs sung by his parents, but he began to shape them by taking the new continent as his reference point; this is partly because the original African music was born to accompany the work of farmers, not forced labor such as black slaves and partly because, as was said, the white masters forbade any reference to the gods and African religions, who remembered to the blacks the ancient freedom and could instigate the instincts of escape. One of the most important features of African music is the pattern according to which a voice sings, and a chorus replies: it is the so-called antiphonal song that will be responsible for the blues A-A-B scheme. But the traditional African music also remains the tendency to improvise, contrasting with the European tradition that was based on the regularity of the sounds: the changes and continuous variations in the voices of these songs become the model on which the instrumental parts of the blues of jazz. In the 800 next to the traditional work songs spirituals began to be performed, a consequence of a wider social phenomenon that had seen missionaries and evangelizers of the south convert the slaves to the Christian religion, taking into account the parallel between their fate and that of the Jews ; initially the spirituals differ from the work songs only for the content, but soon the sound softens and the vein becomes more melodic, while the question-answer scheme becomes a dialogue between preacher and faithful: alongside traditional African music adapted is not lacking European and American religious songs, of which words and melodies are preserved, altering their harmonies, syncopating their rhythms, playing with vibrato and tonal alterations and adapting, as will happen to the blues, the western diatonic system to the pentatonic scale and dampening the notes. The singers of the black churches will be a model for the first jazz of New Orleans, which not only resumes the arrangements, but also the riffs and breaks. To another historical event, that is to say the abolition of slavery, the appearance of the blues is linked: not yet formalized in the 12 bars, the blues becomes an individualistic expression of American black, in contrast with the collective character of the ancient African songs, songs of work and gospel, while it becomes possible to own instruments (at first it was possible to use the Banjo, an African instrument) as a guitar and harmonica, that is to say the two key instruments of the first blues (the so-called country blues, blues country, so called because it was born in the southern United States, especially at the mouth of the Mississippi Delta). The way of playing the guitar in the blues differs from the classical one: the riffs produced by the guitar must imitate the vocal ones, as well as accompanying the voice itself (the same thing that will happen in the music of the first great jazz soloist, Louis Armstrong). The period between the two centuries is, more in general, a very important stage for the roots of American music: in New Orleans, where the predominant cultural influence is the French one and where blacks are left more free expression of blacks of the uptown recreated the marches in 4/4 of the military bands and revisited them through their musical sensitivity while the Creoles of the downtown, mestizos born from the union between whites and blacks, enjoying a privileged position and having a more direct access to music European, more faithfully reproduce those sounds. The brass bands (black brass bands) are called jass (dirty) and are frowned upon by the shabby and disordered sound from the compositive bands of the Creoles, at least until, in 1894, with the laws that make segregation take effect also in New Orleans hitting the blacks they do not start to join the jass bands themselves: jazz comes from this encounter. Another important phenomenon is that which sees the birth of the professional blues singer and, more generally, the black man as a showman: Vaudeville and Black Minstrels (a remake of the White Minstrels, shows in which the whites painted their black faces and tried to recreate, by way of teasing, black music) are just some of the forms in which the blues matrix relives. Even more important is the birth of the so-called classic blues: exclusively feminine, the classic blues sees the artist accompanied by an orchestra and is born with Madame Rainey (singer who wandered with the runaway company of the Rabbit Foot Minstrels), whose pupil is the famous Bessie Smith, with Ida Cox, Sarah Martin and Trixie Smith among the main interpreters of this genre. In many ways the sound of classic blues, not only because of the accompaniment of an orchestra, but also for the dynamics of singing, is however very far from the roughness and the spirit of the country blues: it is not by chance that the blues singers find themselves to animate theaters of variety and circuses first, real theaters then, which are flanked and then replace the vaudeville. The country blues, the solitary singer accompanied by the guitar and the harmonica, has a predominantly masculine character and in many ways represents the most raw and authentic musical spirit of the blues: at the same time the harsher and rudimentary sound made the first recordings of bluesman country are later than those of classical blues performers. The first commercial jazz recordings date back to 1917, those of the Original Dixieland Jazz Band, an orchestra not by chance formed exclusively by white musicians, in 1920 the first black artist was recorded (for the Okeh Record Company): it is Mamie Smith, with "Crazy Blues ", style very close to vaudeville and to that of Sophie Tucker (still a white one); that record is fundamental for the birth of the Race Records phenomenon, records sung by blacks for the black public that turns out to be a more than fertile market segment and of which Bessie Smith will prove to be the undisputed queen of the classic blues; the first successful bluesman country will be Blind Lemon Jefferson, who will begin to record in the mid-20s, soon becoming, together with Charley Patton, a model to be imitated for the whole country blues to come. It follows a relatively healthy period for the genre, which does not stop even with the Great Depression of 1929 (which also makes the Race Records disappear), in which Mississippi delta artists like Skip James, Son House, Lonnie Johnson before , Robert Johnson then, contribute to define and codify the genre in its 12 bars and its canonical structure (AAB). In the same years the first country singers also began to be recorded: the genre was developed in Appalachia, a region of the United States which, due to geographical isolation, had long preserved the musical baggage of the ancient English and Scottish folk songs, re-proposed often with the accompaniment of the violin, until at the end of the nineteenth century he had not begun to use a Spanish instrument like the guitar and the African banjo and then contaminated himself with influences of the blues and the vaudeville. The result is precisely the so-called old time music, synonymous (and at the same time evolution of the original Appalachian folk), country music of the roots, whose preservation will prove fundamental the famous Carter Family, to the contract with the Victor from 1928 but active in play (with a different line-up) for over ten years. But it is Jimmie Rodgers, at the beginning of the 1930s, to definitively encode that sound and make it popular, before Roy Acuff and Hank Williams: not only is Rodgers the first star of the genre, but also combining the yodeling of the alpine with the guitar Hawaiian slide, codifies all the elements that are still traditionally identified with country music itself. Another important point of union between black and white music are those jug bands that united folk appalachian, blues and ragtime (a first jazz piano form that was devoid of the improvised character of the latter and in many ways was more close to the European sensibility): the jug (jug) from which the genus takes its name is used blowing inside to produce modulated sounds and it is accompanied by folk and blues instruments like violin and banjo guitar, but also found instruments: wash boards, spoons, buckets, bones and wind instruments like harmonica and kazoo. The genre is developed in Louisville, Kentucky, became very popular in Memphis as early as the '10s, played by white and black artists. The '20s are also the years of the first recordings of related records, more or less closely, with the nascent jazz: with the Fletcher Onderson's Orchestra in which Louis Armstrong was militant New Orleans jazz became swing, even if the genre would have been brought to the great success by a white man, Benny Goodman in 1935, (and from a ribs of the swing would have come out, between the '30s and' 40s the jive fashion of Cab Calloway and Leo Watson). In the meantime, dozens are recorded by the pianists boogie woogie, first form of blues for piano, drifting and free version of rag time characterized by the walking bass of the left hand and the blues accords of the right hand, music of the North American taverns, which is also one of the first fruits of the encounter between the blacks of the South, who emigrated in search of work towards the cities of the North, taking their country blues music tradition and the blacks of the North, used to playing mainly the fashion music, as the rag time: the bass is the stubborn one of rag-time, the sound, the raucous and primitive one of the blues (of which he also keeps the taste for improvisation). Another significant phenomenon is that massive migratory movement that sees, since the beginning of the century, the blacks of the south to go looking for work in the big industrial metropolises of the north: Chicago, Detroit and New York in the first place. From the southern regions came the country bluesman and from Kansas City came the first shouters, like Big Joe Turner and Jimmy Rushing who, accompanied by small wind orchestras and percussions, between demoniacal rhythms and saxophone solos, using the scream for overwhelming the sound: these are the origins of the jump blues, an ideal bridge between the big swing bands, the boogie woogie and the blues, as well as the ancestor of rhtyhm'n'blues and rock'n'roll. The influence of the cities on the countryside blues, which leads to the birth of the electric blues, is fundamental for arriving at those sounds: the rhythms become more agitated and in Chicago and other cities of the blues in the late '40s the blues of the Delta it is electrified, while a line-up is formed: battery, piano, bass, sax, guitar and harmonica; from the Chicago blues scene of the era emerge Muddy Waters, Howlin 'Wolf and Willie Dixon, from Texas T-Bone Walker and Lightnin' Hopkins, from Detroit John Lee Hooker. All artists that will reveal fundamental models with the birth of the blues-rock of the 60s. Another milestone is the 1947, year in which Billboard journalist Jerry Wexler coined the term rhythm'n 'blues, to replace the offensive one of race records, ending with the indication, on a musical level, a new sound that of the jump blues maintained the shooting and the sonorities, but reducing to a minimum the improvisation (and further narrowing the line up), becoming in a short time the maximum popular expression of black music (as opposed to jazz from the bop of the early 40s then it is configured as a complex and intellectual musical form) and generating, among the many fruits also what in a few years would have been called rock'n'roll …

This site was designed with the
.com
website builder. Create your website today.
Start Now